Tradurre lo spazio di un ufficio in colore

Rinnovare il proprio studio, rivisitare l’aspetto della propria azienda, rendere lo spazio di lavoro più in linea con i tempi e le esigenze dei propri collaboratori, dipendenti o clienti, non implica sempre una impegnativa rivoluzione strutturale, con conseguente abbattimento di muri e tanta burocrazia.
A volte basta semplicemente uno spostamento di prospettiva per determinare una vera e propria rivoluzione copernicana.

Basta cambiare sguardo e mentalità. Aprirsi a una nuova prospettiva magari non quella su un punto di fuga, piuttosto su un punto di colore “ral” o “pantone”.

 

E se la riflessione sul colore è evidentemente principio e fine delle menti immaginifiche che hanno dato vita ai capolavori dell’arte da Matisse a Kandinsky, da Picasso a Rotchko passando per Pollock solo per citarne qualcuno. Anche nella progettazione di spazi architettonici contemporanei, il colore non ha certo fatto sentire la sua mancanza. Dalle gradazioni brillanti della Barcellona di Gaudì fino ai giochi cromatici delle geometrie made in Italy di Sottsass, per cui il colore diventa parte integrante delle forme che definiscono gli spazi, in una esistenza di attraversamenti materiali e spirituali.

 

I colori rappresentano, non solo per Sottsass, ma anche nella nostra visione, storie di territori e culture che definiscono una mappa di esperienze ed emozioni che permettono contaminazioni, creando geografie umane ibride. Ed ecco perché il colore non poteva mancare nel ripensare lo spazio di un’agenzia di traduzioni con la voglia di rimettersi in viaggio.

 

Il colore diventa protagonista in modo inusuale in questo ufficio internazionale. Giocando come in un totem di Sottsass con i soffitti, la cromia ridefinisce gli equilibri spaziali, portando l’attenzione al “cielo”, luogo per antonomasia di sconfinamenti. E qui, sempre in questo “alto”, il colore si trasforma anche in gioco e leggerezza chagalliana, incontrando il movimento simbolico di sculture di carta a forma di aeroplanini.

 

Attraverso il colore abbiamo cercato di parlare una lingua transnazionale, in cui l’azzurro e il giallo che dominano l’area di lavoro principale, non sono solo il risultato di una scelta di consapevolezza cromatica, ma anche un richiamo al Brasile, terra natale di una dei due imprenditori, che si integra nei dettagli di uno spazio architettonico dell’Italia anni ’60-‘70, quello dell’appartamento con i suoi marmi a graniglia, che abbiamo mantenuto tale sottolineandolo con lampade in stile.

 

Gli arredi, sedie, scrivanie, complementi e decorazioni grafiche seguono questa scelta concettuale, distribuendo la loro presenza riorganizzati in linee e geometrie essenziali e soluzioni cromatiche complementari.

 

Così come alcuni linguisti contemporanei sostengono che la lingua che parliamo può determinare la nostra percezione del mondo, per cui tradurre significa passare consapevolmente da una visione a un’altra, così l’uso del colore può aiutarci a farne esperienza fuori da schemi consueti, costringendoci a uno spostamento di percezione e dunque prospettiva anche sul piano squisitamente inconsapevole.