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Il giardino sonoro

Hai mai sentito cantare le pietre?

Tutti i giardini sono speciali ma uno di più. È il giardino sonoro di Pinuccio Sciola, dove puoi ascoltare la voce antica delle pietre.

Giuseppe Sciola nasce nel 1942 in un piccolo paese della Sardegna, San Sperate, a soli trenta minuti da Cagliari. Figlio di contadini frequenta la “Università della Natura” e scolpisce da sempre, da quando è solo un bambino.

Riconosciuto artista di calibro internazionale, ha studiato a Madrid, Parigi e Salisburgo, si è formato al fianco di artisti come Oskar Kokoschka ed Emilio Vedova, in Messico ha lavorato con Davide Alfaro Siqueiros, e oggi le sue opere si trovano in molti tra i più importanti musei del mondo. Eppure Pinuccio è sempre rimasto profondamente legato alla sua terra, dove sempre ha vissuto, trasformando il suo paese in un museo a cielo aperto, di cui ne ha dipinto muri e facciate, impegnato in un incessante e appassionato lavoro di rivoluzione culturale.

Pinuccio scopre che le pietre hanno una voce ed emettono un suono profondo e ancestrale. Ma non tutte le pietre suonano, come sapeva bene Michelangelo, al quale il Mosè non rispondeva. Il marmo di Carrara non suona. Suonano il basalto, pietra vulcanica, preistorica, che ha in sé il richiamo potente della terra e del fuoco e suona la pietra calcarea antica, primitiva che riecheggia con la voce dell’acqua.

Alla fine degli anni Novanta Pinuccio approfondisce il lavoro di sperimentazione sui suoni delle pietre, le seleziona con cura e le lavora, praticando su di esse profonde incisioni e tagli, trasformandole in veri e propri strumenti musicali. Crea sculture megalitiche, antichissime e modernissime al tempo stesso, che emettono il loro canto alla semplice carezza di una mano. Ed è così che si accorge che non solo le pietre hanno una voce che produce musica pura, ma suonando, quasi per incanto diventano elastiche e trasparenti.

Pinuccio le pietre le ama e sono materia vivente, Creature di Dio; ad esse dedica un salmo e realizza negli anni un museo a cielo aperto con centinaia di pietre sonore immerse nel verde dentro un boschetto di agrumi.

Era facile trovarlo là, tra le sue creature, accogliente e gentile.

Pinuccio è morto il 13 maggio 2016 e il suo amato paese si è interamente vestito di bianco, lenzuola e drappi appesi a finestre e balconi hanno ricordato quel piccolo, grande uomo straordinario, che nonostante il successo e la fama non ha mai dimenticato i valori della terra di cui amava ascoltare il canto.

Il giorno del funerale più di 8.000 persone, giungono a San Sperate per salutare il Maestro delle pietre, che oggi sono ancora là, in quel potente giardino che profuma di arancio e limone. Il loro Direttore d’orchestra non c’è più ma loro continuano a suonare il loro canto profondo e ancestrale. Basta sfiorarle con mano gentile. E continueranno a suonare. Fino a quando, chissà.

 

Le mie sculture per ora sono qui, nei luoghi in cui le ho piantate

perché mettessero radici e tornassero a vivere.

Un giorno che non conosco, spero tornino all’Universo che le ha generate.