Dimora Alle Muse

A Cagli, all’ultimo piano di un palazzo storico del centro, nel Settecento sorgeva il teatro Alle Muse. Passato all’asta dopo anni di abbandono e di interventi che ne avevano cancellato i tratti, quello stesso piano sta ora diventando un B&B che ne raccoglie il nome e, in parte, lo spirito: cinque stanze, ciascuna pensata come una scenografia a sé, un’ambientazione diversa per epoca e per luogo.

 

Il cantiere ha dovuto fare i conti con la conformazione dello spazio: un colmo del tetto a cinque metri, finestre molto basse, un corridoio ancora da immaginare. Per riequilibrare le proporzioni, il soffitto è stato dipinto di blu, sono stati pensati dei gradini per muovere lo spazio e pareti dipinte di un rosso carminio, che tra giochi di specchi e dettagli, ridimensionano gli ambienti senza intervenire radicalmente sulla struttura.

 

Quello che nasce come corridoio diventa così un piccolo foyer. Alle pareti, cornici tonde, dorate, quasi degli oblò, contengono dettagli di famosi quadri a tema teatrale: platee, palchi, pubblico in attesa che qualcosa cominci. Una carta da parati disegna dei palchi da cui si affacciano gli spettatori, nascondendo le ante di un guardaroba in cui si custodiscono asciugamani e biancheria di cambio, in un gioco tra funzionalità e racconto.

 

Anche l’ingresso segue questa logica. Chi arriva si trova in quello che potrebbe essere il camerino di un attore, a inizio (o forse fine) di una scena: uno specchio, un tavolino con le classiche luci da trucco, in un angolo una valigia, quasi un baule per i cambi di costume o forse la valigia di un viaggiatore appena giunto. È il primo indizio di quello che ci aspetta: cinque stanze, cinque epoche e luoghi diversi affinché chi cerca un B&B online non trovi ambienti tutti uguali, ma la possibilità di intraprendere ogni volta un viaggio diverso.

 

Ogni stanza apre la porta su un’epoca e un luogo esotico: richiami dei primi del Novecento europei, gli anni Trenta newyorchesi, un Oriente appena accennato, e un continente evocato da colori e segni grafici, e infine il fascino sospeso dei viaggi di un tempo. Cambiano colori, materiali, dettagli, ma resta lo stesso filo rosso ad evocare, senza mai esagerazioni, un altrove, lasciando a chi entra il piacevole compito di immaginarselo come vuole.

 

Con i clienti di questo progetto, che scelgono lo studio da anni, c’è stata una coerenza rara tra le intenzioni iniziali, la fase progettuale e il risultato finale. Nulla nasce già compiuto: molte scelte si sono aggiustate strada facendo, con pazienza. Alcuni pezzi sono stati acquistati solo perché avevano “un certo non so che” e sono rimasti per mesi in attesa, prima di trovare la stanza in cui ora si trovano perfettamente a loro agio.

 

In questo spazio si entra dentro un’altra storia, come quando si è a teatro. E per qualche notte si può essere qualcun altro, o semplicemente immaginare di esserlo.

 

Simona Cantoni