Dalla terra al mare

Su un crinale marchigiano, dove le colline degradano verso un mare che non si vede ma di cui si sente forte la presenza, una giovane coppia ha acquistato una casa risalente agli anni Trenta, completamente da ristrutturare, con l’intento di preservarne la storia che racconta della presenza di una vecchia tabaccheria di paese, luogo di ritrovo e di passaggio.

 

La struttura portante è rimasta quella originale. Tutto il resto è stato ridisegnato, distribuzioni, finiture, atmosfera. Il progetto si chiama *Dalla terra al mare*, e il nome indica già una direzione: un’abitazione che raccoglie il paesaggio intorno a sé e lo richiama attraverso materiali e colori, in un equilibrio naturale. Questa sensazione si percepisce soprattutto quando, guardando una stanza, non si avverte alcuna separazione tra il paesaggio che si intravede dalle finestre e quello che prende forma all’interno della casa.

 

Il cuore del progetto è la ceramica. In un territorio che ha nella sua produzione una delle radici più antiche, la scelta di utilizzarla come rivestimento delle pareti, al posto della classica carta da parati, oltre che per un gusto estetico, è venuta quasi spontanea. La palette segue i toni della natura intorno: il rosa, il verde bosco, il beige, il terroso del pavimento. Superfici che cambiano con la luce del giorno, soprattutto dove le piastrelle hanno un effetto tridimensionale: il rilievo cattura la luce, e trasforma una parete in qualcosa di vivo e cangiante.

 

Nei bagni le piastrelle portano disegni di foglie al vento; in altri sembrano frammenti di antichi fregi rotti e ricomposti, come se il tempo avesse già lavorato sulle superfici.

Per gli armadi sono stati scelti vetri polarizzati: durante il giorno riflettono le finestre e il paesaggio, restituendo l’esterno all’interno; accendendo le luci, la superficie si fa trasparente e rivela l’interno, trasformandosi, nella camera da letto, in un passaggio visivo verso il bagno privato.

 

Anche gli altri elementi del progetto seguono la stessa attenzione. Luci, arredi, materiali e texture sono stati scelti con cura, privilegiando linee essenziali e colori ben calibrati che rendono gli ambienti accoglienti e minimali. Ogni spazio è stato pensato in modo razionale, lasciando però sempre la possibilità di un dettaglio particolare: nel vano scale il vano guardaroba è sormontato da una nicchia illuminata, pronta ad accogliere un oggetto caro, un vaso, un’opera d’arte o quello che si vorrà; nel bagno uno specchio scorre su un binario per lasciare libera la finestra retrostante, trasformando un’esigenza funzionale in un elemento particolare.

 

Ma quello che ha reso questo cantiere diverso è stato il modo in cui si è lavorato. I committenti hanno portato nel rapporto con lo studio una chiarezza rara: capire subito se una soluzione funzionasse o meno, dirlo senza mediazioni. Quella trasparenza ha permesso un dialogo continuo, in cui alcune soluzioni inizialmente progettate sono state adattate, modificate, ripensate insieme. Un architetto può e deve avere l’idea, suggerire una strada, ma solo chi la abiterà può sapere ciò che gli è davvero necessario.

 

Simona Cantoni